waaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa... eccomi tornato con un nuovo e intrigante ( si spera^^) capitolo di... SOLE E LUNA
Capitolo 15_ LA STORIA DI JAMES - Parte 2
Pensavo fosse tutto un divertimento, applicare la magia mi sembrava un gioco che mi avrebbe fatto realizzare tutto quello che desideravo, che mi avrebbe esaltato.
Ma così non fu...
Paola, gradirei una tazza di thè, perfavore. Sennò, capiscimi bene che, con la gola secca, non posso proseguire.-
La donna s'alzò all'istante dalla sedia, un po' spiazzata e seccata
-Povero piccolo.- sussurrò, andando a versare una tazza di thè per il marito; mentre Daniel appoggiò la testa sul cuscino del divano, pronto a sentirsi raccontare una di quelle storie che sicuramente l'avrebbe rapito, che molto facilmente l'avrebbe.. stregato.15. PARTE SECONDA.
-Grazie tesoro- convenne il marito, afferrando la tazza di thè che le aveva gentilmente offerto la donna.
-E a me no?- domandò Daniel, facendosi piccolo.
-Poi non dormi- gli giunse in risposta dalla madre, che nel frattempo aveva finito di bere.
-Bene. Proseguiamo- annunciò James, tossicchiando.
-Questo thè brucia !- commentò ancora, un po' seccato.
-Fattelo te la prossima volta!- ruggì la moglie, infuriata.
-Basta, perfavore.. papà, continua, ti prego.-
-Okay.
Dunque, i primi anni in quella scuola, risultarono.. favolosi.
Rimasi ammaliato e allibito da tutta quella magia che sembrava una porta verso il futuro.
Tutti pensavamo che ben presto molte persone, tramite la magia, avrebbero risolto tutti i propri problemi.
Ma proprio mentre avevo trovato un amico fedele, con il quale condividere parte delle mie giornata..arrivò lui, The Black man.
Effettivamente era già allievo con noi e aveva anche una.. ragazza.
Ma il nostro preside lo riteneva molto talentuoso ed intelligente e ben presto gli offrì una cattedra.
Così quel demone.. emerse.
In pochi anni, si fece spaziò fra i docenti e, morto il preside, fra l'altro con una morte ancora oggi del tutto misteriosa, lui lo sostituì.
Divenne capo della scuola.
Fu oppressivo e scorbutico, le sue parole ammaliarono molti di noi che cominciarono a reputarlo un santo.
Ma il fatto è che con le parole, molti di noi ci sanno giocare e le sanno far girare a loro piacimento, a tal punto da confondere i pensieri degli altri.
Così fece lui.
Cosa ancora piu' orribile, ahimè... la magia s'impossessò di lui !-
-Cosa?- fecero in coro Paola e Daniel, attenti alla storia.
-Esattamente. Come tutte le cose che ci piacciono e che non sappiamo imporle un limite, così anche la magia diventò per lui una sorta di droga, senza limiti né confini.
La magia gli diede ben presto la testa, come l'alcol, la droga e qualsiasi altra sostanza assunta con eccesso.
Alcuni degli studenti, fra cui io ed il mio migliore amico Danny, cominciammo a sparlare segretamente di lui, ci sfogavamo tra di noi, a tal punto da creare una lega anti-The black Man.- raccontò James, soffiando sul the' caldo e ridendo per la lega che avevano creato.
-Anche se ci soffio.. non si raffredda!- esclamò d'un tratto l'uomo, irritato dalla calura del the'.
-E buttaci dell'acqua fredda dentro!- inveì la moglie, recuperando di nuova la sua ira.
-E bastaaa ... Papà, continua !-
-Dove son rimasto? Ah, sì.
Quest'uomo arrivò ad esigere così tanto che ad un certo punto volle che noi non avessimo piu' contatti con la gente comune, quella normale.. che non esercitava la magia.
Ma io e Danny, che ne avevamo già uno molto forte e...combattuto; non cedemmo al suo volere.
Entrambi ci contendavamo la stessa donna, senza capire chi lei preferisse.
A suo avviso, eravamo entrambi migliori amici, vedevamo in lei, infatti, l'unica valvola di sfogo contro quel mondo così opprimente e magico.
Lei era...l'unica nostra amica normale.
La notte scappavamo dalle finestre delle nostre camere di quel castello maledetto, dalle stanze enormi e dai pavimenti luccicanti, dai corridoi lunghi e confusionari; e la raggiungevamo nel piccolo parchetto di Hollywood davanti al cinema.
Con lei, giocavamo a carte, a rincorrerci, andavamo al cinema davanti oppure al mare a fare i bagni notturni.
Facevamo tutte cose normali.
Figlio mio, all'epoca desideravo ardentemente diventare un mago, credendo che quella scelta mi potesse semplificare la vita.
In effetti, me l'aveva cambiata.
Ma in negativo. Ho rimpianto i momenti che avevo fino a prima di diventare un mago.
Solo quando frequentai quella scuola e mi rinchiusi come in una cella senza via di fuga, capii quanto fossero importanti, per me, i momenti passati.-
-Così tardi lo capisti?- domandò Daniel, interrompendo il filo della narrazione.
-E' ritardato.- ironizzò sua madre, scoppiando a ridere come un'isterica.
-Ho sempre avuto la pecca di accorgermi di quanto siano importanti le cose.. solo quando queste mi vengono a mancare.
Quando ci accorgemmo che le nostre vie di fuga dal castello, erano state scoperte.. per un po' non scappammo piu'.-
-Ma?- domandò il ragazzino biondo, strabuzzando gli occhi.
-Ma, ahimè, non hai idea di quanto mi mancasse il mondo normale. Di quanto lei mi mancasse.
E non solo a me. Anche a Danny.
Allora un giorno...
Organizzammo una fuga.
"Avada Kedavra!"
Uno zampillo di luce verde schizzò dalla punta della bacchetta di Piton e colpì Silente in pieno petto. L'urlo di orrore non uscì mai dalla bocca di Harry; silenzioso e immobile, fu costretto a guardare Silente scagliato in aria: per un istante parve restare sospeso sotto il teschio lucente, e poi cadde lentamente all'indietro, oltre le merlature, come un'enorme bambola di pezza, e scomparve.
-Oh andiamo Harry-sbottò Hermione.
-Non è il Quiddich che è popolare, sei tu!
Non sei mai stato cosi interessante come ora, e nemmeno cosi attraente, a dirtela tutta...
E adesso ti chiamano il "Prescelto"... Bè non capisci che la gente è ammaliata da te?-